77) Eccles. Critica del materialismo.
In questa lettura Eccles sottolinea i punti deboli delle teorie
materialiste, che contrastano con le leggi naturali nella loro
formulazione attuale.
J. Eccles, voce MENTE, in Enciclopedia del Novecento, volume
quarto, Istituto dell'Enciclopedia italiana, Roma, 1979, pagine 95-
97.

 Viceversa, la chiusura del 1 mondo  stata preservata con grande
ingegnosit in tutte le teorie materialistiche della mente. Io
dimostrer ora che questa non  la loro forza, ma la loro fatale
debolezza.
I materialisti danno grande rilievo all'apparente accordo fra le
loro teorie sul rapporto cervello-mente e le leggi della natura
che oggi conosciamo; che questo accordo sia illusorio  tuttavia
dimostrato da due considerazioni di grande importanza.
In primo luogo nelle leggi della fisica o in quelle delle scienze
che derivano dalla fisica - la chimica e la biologia - non v'
alcun riferimento alla coscienza o alla mente. Shapere sostiene
questo concetto nelle sue dure critiche all'ipotesi pampsichistica
di Rensch e Birch, in cui si proponeva che la coscienza o
protocoscienza fosse una propriet fondamentale della materia.
Indipendentemente dalla complessit dei meccanismi elettrici,
chimici e biologici, le leggi naturali non accennano in alcun
modo all'emergere di questa strana entit non materiale, la
coscienza o mente. Con ci non si intende affermare che la
coscienza non compaia nel corso del processo evolutivo, ma
semplicemente che la sua comparsa non  conciliabile con le leggi
naturali nella loro formulazione attuale. Per esempio, queste
leggi non permettono di affermare che la coscienza compaia a uno
specifico livello di complessit dei sistemi, come sostengono
gratuitamente tutti i materialisti eccetto i pampsichisti. La loro
convinzione che una coscienza primordiale sia presente in tutta la
materia, presumibilmente anche negli atomi e nelle particelle
subatomiche, non trova alcun fondamento nella fisica. Si possono
anche citare le domande ossessive degli appassionati dei
calcolatori. A quale stadio di complessit e di prestazione si pu
accettare di attribuire una coscienza a un calcolatore?
Fortunatamente questa domanda carica di emotivit non necessita di
una risposta. Si pu fare ci che si vuole ai calcolatori senza
timore di mostrarsi crudeli!.
In secondo luogo, tutte le teorie materialistiche della mente sono
in conflitto con l'evoluzione biologica. Dato che ciascuna di esse
(pampsichismo, epifenomenalismo e teoria dell'identit) sostiene
l'incapacit della coscienza di produrre effetti sul cervello e
sul sistema nervoso, esse non sono assolutamente in grado di
spiegare l'evoluzione biologica della coscienza, che  un fatto
innegabile. E' cio innegabile il fatto che essa prima emerga e
poi si sviluppi progressivamente con l'aumentare della complessit
del cervello. Infatti, secondo la teoria dell'evoluzione, la
selezione naturale permette che si sviluppino solo quelle
strutture e quei processi che arrecano sostanziali vantaggi ai
fini della sopravvivenza. Se la coscienza non produce effetti; il
suo sviluppo non pu essere spiegato dalla teoria dell'evoluzione.
In base alla teoria dell'evoluzione biologica, la comparsa e lo
sviluppo degli stati mentali e della coscienza potrebbero aver
avuto luogo solo se essi determinassero effettive modificazioni
negli eventi nervosi che si verificano nel cervello e di
conseguenza modificazioni del comportamento. Ci pu avvenire solo
se i meccanismi nervosi del cervello sono aperti alle influenze
degli eventi mentali del mondo delle esperienze coscienti, in
accordo col postulato fondamentale della teoria dualistico-
interazionistica.
Infine la critica pi efficace mossa alle teorie materialistiche
della mente  diretta contro il loro postulato centrale secondo
cui gli eventi della macchina nervosa del cervello forniscono una
spiegazione necessaria e sufficiente della totalit dell'essere
umano, sia dal punto di vista comportamentale sia da quello
dell'esperienza cosciente. Per esempio la volont di compiere un
movimento deliberato  considerata come completamente
determinata da eventi che si verificano nella macchina nervosa
del cervello, al pari di tutte le altre esperienze. Ma, come
Popper afferma nella sua Compton Lecture del 1972: Secondo il
determinismo, ogni teoria, incluso lo stesso determinismo, esiste
a causa di una certa struttura fisica di chi la sostiene -
probabilmente del suo cervello. Di conseguenza, noi ci inganniamo,
e siamo fisicamente condizionati a ingannarci, ogni volta che
crediamo che vi siano argomentazioni o ragioni che ci spingono ad
accettare il determinismo. In altre parole, il determinismo fisico
 una teoria, che, se  vera,  insostenibile, poich deve
spiegare tutte le nostre reazioni, incluse quelle che ci sembrano
convinzioni basate su argomentazioni, in base a condizioni
puramente fisiche. Condizioni puramente fisiche, incluso il nostro
ambiente fisico, ci fanno dire o accettare tutto ci che diciamo o
accettiamo.
Questa  una efficace reductio ad absurdum. Tale critica si
applica a tutte le teorie materialistiche. Siamo pertanto forzati
ad accettare spiegazioni dualistico-interazionistiche del problema
del rapporto cervello-mente, nonostante il loro straordinario
assunto che vi sia un'effettiva comunicazione in entrambe le
direzioni.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume terzo, pagine 398-400.
